11 – 21 März 2017
> THE BALLERY
Nollendorfstrasse, 11-12
BERLIN

Einweihung / Inauguration
11 März 2017 – 18:00 hr

[IT]

La città dell’indifferenza
di Emanuela Costantini

“Il mio nome è Giulia” non è solo il titolo di un nuovo progetto fotografico dell’artista toscana. Si tratta, invece, dell’ultima tappa da lei raggiunta nella sua esplorazione del concetto di identità e dei passaggi che ne hanno segnato l’evoluzione. Un percorso che, partito da una ricerca sul proprio corpo, è proseguito con la riscoperta del suo universo privato, fatto di persone e di oggetti della memoria, ma pure di spazi statici e monumentali che ha messo in relazione con la leggerezza e il dinamismo della luce, ora morbida e avvolgente, ora spietata e tagliente. Quella luce che, nella visione di Efisi, non è quasi mai un elemento rivelatore; al contrario, amplifica l’enigma della vita e delle cose, ne stravolge i connotati, li annulla mantenendo solo pochi, preziosi, dettagli. Così ha fatto anche nel suo viaggio alla scoperta dell’identità dell’altro con i suoi Ritratti/Portraits di persone – comuni o famose – che ha voluto celebrare in virtù del legame speciale che aveva con esse.
Nella nuova avventura “Il mio nome è Giulia”, Efisi ha affrontato invece uno scenario finora inesplorato, la metropoli, realizzandovi la sua prima performance artistica. Si è seduta su una panchina in un luogo affollato e ha urlato più volte il suo nome per sperimentare le reazioni dei passanti. I loro sguardi bassi, la distanza da lei che aumentava sempre di più, l’ammonimento dipinto sui loro volti per un gesto così audace le hanno fatto provare il peso dell’indifferenza e dell’isolamento vissuto dall’uomo contemporaneo nel rivendicare il valore della propria unicità.
Per dare forma a questa esperienza l’artista ha utilizzato il “suo” bianco e nero high key e minimalista, eliminando dall’inquadratura i volti e i riferimenti del contesto e immergendo nel bianco assoluto quelle presenze simili a fantasmi che fluttuano senza meta in un mondo vuoto e precario. Sono immagini in cui si coglie una eco dell’opera dell’artista Mario Giacomelli, in particolare con i “pretini” della serie “Non ho mani che mi accarezzino il volto”, realizzata tra il 1961 e il 1962. Una vicinanza tra i due autori che non è solo estetica ma riguarda il comune bisogno di cogliere nella realtà e nel disfacimento della materia un riflesso del proprio sentire profondo.

[DE]

Die Stadt der Gleichgültigkeit
von Emanuela Costantini

Dieses neue Projekt markiert die Ziellinie einer Schaffensperiode von Giulia Efisi, welche durch die Erforschung des Identitätsbegriffs und die Schritte hin zu dessen Entwicklung gekennzeichnet ist.
Beginnend mit einer Arbeit über den eigenen Körper hat sie sich im Anschluss ihrer privaten Umgebung gewidmet, persönlichen und bereits vergessenen Erinnerungsstücken und Menschen. Danach erfolgte die Erkundung des häuslichen sowie öffentlichen Raumes. Hierbei interessierte sie insbesondere das Wechselspiel des statischen, unbeweglichen Raumes mit der Leichtigkeit und Dynamik des Lichts. Hierbei ist in der Wahrnehmung der Künstlerin das Licht nicht etwa das Element, welches die Realität zu Tage treten lässt. Vielmehr verstärkt das Licht deren Geheimnis, da es viele Details aufzuheben vermag und nur das beleuchtet, was es für wesentlich hält. In den letzten Jahren hat sich die Fotografin auf die Identität der Anderen konzentriert. Für ihre Ritratti/Portraits fotografierte sie sowohl der Allgemeinheit unbekannte als auch berühmte Menschen aus, die sie auf Grund einer besonderen persönlichen Verbindung auswählte.
In den Fotografien aus der Serie “Mein Name ist Giulia”, Efisi hat sich auf ihr bis dahin unbekanntes Terrain begeben, die Metropole, wo sie ihre erste Performance Art ausübte. Auf belebten Plätzen setzte sich die Künstlerin auf eine Bank und begann, ihren Namen zu schreien und die Reaktionen der Passanten zu beobachten. Diese senkten immer mehr ihre Blicke und hielten einen größer und größer werdenden Abstand. In ihren Gesichtern spiegelte sich das Unwohlsein, Zeugen einer solchen Gewagtheit ausgerechnet an einem Platz zu werden, an dem scheinbar keiner für den anderen Zeit hat. Diese Reaktionen gaben ihr ein Gefühl für die Last der Gleichgültigkeit und die Schwierigkeit, seine individuelle Einzigartigkeit zu beanspruchen. Um diese Erfahrung zu beschreiben nutzt die Künstlerin ein minimalistisches Schwarz-Weiß high key, charakteristisch für ihren Stil, in dem die Gesichter der Passanten und deren Umgebung ausgespart bleiben. Aus dem totalen Weiß treten die Anwesenden auf geisterhafte Weise hervor. In diesen Fotografien scheint man eine Bezugnahme auf das Werk von Mario Giacomelli zu erkennen, insbesondere an die Reihe “non ho mani che mi accarezzino il volto”, entstanden zwischen 1961-1962. Eine Nähe die nicht nur ästhetischer Natur ist, sondern sich auf das allgemeine Bedürfnis bezieht, in der Wirklichkeit ein Spiegelbild der eigene Seele zu finden.

11 – 21 März 2017 > THE BALLERY
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